Informazioni personali

La mia foto
Sale, Alessandria, Italy
Ex giornalista pubblicista; Organizzatore di festival letterari; Presentatore; Speaker radiofonico;

27 settembre 2020

GEGIA CELOTTI PAROLE O-STILI DI VITA

 


13 SETTEMBRE 2020

Presentato al Festivaletteratura di Mantova il libro dell’Ordine lombardo “Parole o-stili di vita. Media e persone LGBTQIA+”


È stato presentato ieri al Festivaletteratura di Mantova, Parole o-stili di vita. Media e persone LGBTQIA+, secondo libro delle Collane tematiche dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, promosso e curato dalla Commissione Pari Opportunità e coordinato dalla consigliera Gegia Celotti. Erano un centinaio le persone che hanno preso posto (prenotato) sotto il tendone di piazza Sordello, nella suggestiva cornice di fronte a Palazzo Ducale, a Mantova, ma l’evento era ripreso in video streaming sul sito del Festival. Sul palco dei relatori Gegia Celotti ha condotto un dialogo con due degli autori del libro, Franco Grillini (fondatore di Arci gay nazionale) e Monica J. Romano (donna transgender) sui temi della galassia LGBTQIA+. Il libro ripercorre la storia del Movimento LGBTQIA+, delle leggi vigenti e, in prospettiva, future, delle parole di odio sul web e della rappresentazione sui media con studi e ricerche, tra cui quella dell’Osservatorio di Pavia. Il tema è affrontato sotto innumerevoli sfaccettature, ad esempio mondo del lavoro, del marketing, dello sport, della fotografia, del cinema e, infine, del carcere. Il risultato è il ritratto di una realtà che non sempre i giornalisti riescono a raccontare con competenze adeguate, talvolta neppure uscendo da stereotipi folkloristici, quando non offensivi a priori. I contributi sono di 21 autori, a cominciare dalle socie di G.i.U.L.i.A (acronimo di Giornaliste Unite Libere Autonome) Silvia Brena, Ilaria Li Vigni, Paola Rizzi, Maria Luisa Villa. Giornaliste/i come Oreste Pivetta, Dina Bara, Ester Castano, Laura Incardona, Daniela Stigliano, Mario Consani, Gabriele Porro. E ancora esperte/i come Barbara Mapelli (docente universitaria), Monia Azzalini (ricercatrice), Vittorio Lingiardi (psichiatra e psicoanalista), Nicola Nardelli (psicoterapeuta), Antonio Rotelli (avvocato). Interviste a persone che hanno deciso di manifestare le loro scelte: oltre a Franco Grillini, Gianmarco Negri (sindaco di Tromello), Maria Silvia Fiengo (insegnante e fondatrice dell’Associazione famiglie arcobaleno), Claudio Rossi Marcelli (scrittore e giornalista), Francesca Vecchioni (fondatrice e presidente dell’associazione Diversity). Testimonianze, in prima persona, della transgender Monica J. Romano, dello scrittore Jonathan Bazzi e del giornalista sportivo Paolo Colombo.



DAVIDE D'ALESSANDRO FILOSOFIA E PSICOANALISI

 Filosofi e analisti lavorano, da laboratori diversi, lo stesso materiale: l'uomo. E proprio dell'uomo si racconta in queste pagine. Della sua sofferenza, del suo dolore, della sua nostalgia, della sua speranza, della sua possibilità. Davide D'Alessandro interroga le menti più brillanti del nostro panorama culturale contemporaneo per addentrarsi nel vivo del rapporto tra filosofia e psicoanalisi.



26 settembre 2020

VALERIO VARESI L'ORA BUCA

 Nell'aula professori di una non meglio identificata scuola superiore, con una regolarità dettata dagli orari di docenza e soprattutto dalle anelate ore buche, due insegnanti di scienze si incontrano, chiacchierano del più e del meno e disquisiscono di massimi sistemi sotto lo sguardo benevolo e forse moderatamente onnisciente dell'epicureo bidello Mario. Avendo formazione scientifica, i due uomini non possono evitare di valutare la loro condizione - umana, s'intende - precariamente associata a quella di un pianeta che assomiglia molto a un arancino (con una crosta fragile e un centro incandescente) vagante nell'universo infinito. Per uno dei due, d'ora in poi il Professore, è anche diventato difficile, se non impossibile, rispettare i dettami del programma: gli pare umiliante raccontare e vendere per certezza granitica qualche legge, confutabile per sua stessa natura, a quei ragazzi che di certezze ne hanno pochissime. È così che, per conquistare un posto nel mondo che sia all'altezza delle sue ambizioni, il Professore si imbatte nell'Agenzia. Che dopo una serie di workshop e di test, lo arruola nelle sue fila per una missione molto particolare: distruggere la reputazione di un uomo politico diffondendo fake news. Niente di più facile, e un trampolino di lancio per il Professore. Ma soddisfare le aspettative della inquietante e potentissima Agenzia, non basta. E il patto del Professore prevede un prezzo sempre più alto.



20 settembre 2020

PIERLUIGI SULLO UCCELLI DELLA TEMPESTA

 Enrico, il liceale del 68 innamorato della rivoluzione e di Annamaria, la ragazza più bella del mondo, dopo sei anni a Milano nel 1974 torna a Roma. È solo, lei lo ha lasciato, ma è un militante, oltre che un giovane storico all'università, e ha dei doveri. Ritrova i vecchi compagni di liceo e insieme a loro gli altri dell'Organizzazione, Hans il tirolese e Peppe il romano, e le ragazze, Rita e Silvia e Giulia, che stanno con moltissime altre facendo nascere un nuovo movimento, il femminismo. Quello è l'anno delle bombe, nella piazza di Brescia e sul treno Italicus, di un ennesimo colpo di stato, di sparatorie della polizia, di complotti di cui Italo il nazista parlerà con Enrico in un confuso tentativo di riavvicinarsi ai suoi ex compagni di liceo. Ma Enrico e i suoi amici non vogliono perdere quel che hanno afferrato nel 68, la felicità della ribellione e del sentirsi liberi, la sensazione di poter andare oltre. Sperano che il muro si incrini quando il referendum sul divorzio sconfigge la Dc, quando in Portogallo crolla la dittatura, quando gli occupanti di case di San Basilio, a Roma, resistono allo sgombero. I ragazzi sono in bilico. Ed Enrico si innamora di nuovo, anche se il futuro è pieno di nubi tempestose.



ERNESTO DI MAURO IL GOLEM CHE CI ATTENDE

Quando pensiamo al Golem che vogliamo costruire, stiamo forse mascherando sotto uno scopo officinale il nostro istinto di fondo a cercare di capire noi stessi? Finora lo hanno fatto le religioni, ora lo possono fare, e lo fanno, la scienza e la tecnologia.

Comunque il Golem, che non sarà una semplice macchina, queste ci sono già, sarà frutto di biologia e genetica, sarà differenziato in tessuti come i nostri, solo più resistenti potenti e forti, sarà frutto di cellule riproduttive, cellule staminali, clonaggi e clonazioni, intelligenza ricostruita. Il corpo del Golem sarà il corpo del vivente, la sua informazione sarà la nostra. Ma allora che differenza c’è con l’uomo vero e proprio? ed a che scopo farne uno? Un’ulteriore obiezione, legittima, è: l’uomo è fatto anche di altruismo, cooperazione, empatia, patto sociale. La risposta è: certo, così come possono avere tutto questo computer in rete e in sinergia. La risposta generale alla domanda “vale la pena o no correre rischi?” può dunque venire solo dal tipo di mente che vogliamo Golem abbia.


Abbiamo scritto la parola chiave: mente. Parola chiave nel senso che, per tutto quello che abbiamo detto, la mente potrà forse essere l’unica cosa che ci distingua veramente da macchine costruite a nostra potenziata somiglianza. Con mente si intende, l’insieme di intelligenza, memoria e coscienza, funzioni che vengono menzionate, descritte ed analizzate separatamente solo per ragioni pratiche e per limitatezza (temporale e quantitativa) dei nostri processi intellettivi. La mente è una e sola funzione, integrazione totale dei tre processi.




19 settembre 2020

MIMMO LUCANO IL FUORILEGGE

 In ogni periodo di crisi le disuguaglianze rischiano di allargarsi e i diritti di essere rispettati sempre meno. Da dove può ripartire oggi l’Italia? Nel disastro economico e sociale in cui siamo precipitati all’improvviso, abbiamo un enorme bisogno di idee. Prima di diventare un modello per ridare vita a una comunità, Riace era un’idea. O meglio, un’idea di futuro che a Mimmo Lucano venne in mente per la prima volta guardando il mare.

A Riace, alla fine degli anni novanta, non esistevano quasi più né l’agricoltura, né l’allevamento. L’unica possibilità per i pochi abitanti rimasti era fuggire. Poi il sistema di accoglienza diffuso creato da Lucano ha cambiato tutto. Le case del centro, da tempo abbandonate, si sono ripopolate. Centinaia di rifugiati hanno potuto ricostruire le loro famiglie e hanno rimesso in moto l’economia del paese.

Ma Lucano, si sa, è un fuorilegge. Il 2 ottobre 2018, mentre il ministero dell’Interno era sotto la responsabilità di Matteo Salvini, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I progetti di accoglienza sono stati chiusi e il paese di nuovo spopolato. Lucano non ha mai smesso di credere nella sua idea: ogni comunità deve fondarsi sul rispetto della dignità umana.

La storia di Mimmo Lucano è la storia dell’Italia, perché il suo coraggio ha saputo indicare il confine oltre il quale una democrazia tradisce i propri valori fondamentali. Un racconto personale ed eroico di piccoli gesti che diventano grandissimi. Una testimonianza diretta e profonda che ci invita ad aprire gli occhi su chi siamo e su chi vogliamo essere.

“Con l’accoglienza, Riace aveva dimostrato di avere un’anima, aveva riscoperto la propria identità.”

Si può infrangere una legge ingiusta? Un racconto personale e allo stesso tempo collettivo, che mette alla prova la nostra democrazia e, soprattutto, noi stessi.



ALBERT CAMUS CONFERENZE E DISCORSI

 Trentaquattro discorsi pubblici pronunciati da Albert Camus dal 1937 al 1958 e raccolti per la prima volta in volume. Di intervento in intervento lo scrittore descrive e affronta quella che definisce la “crisi dell’uomo”, si sforza di restituire voce e dignità a coloro che ne sono stati privati da mezzo secolo di rumore e rabbia. Sono discorsi pieni di un profondo senso di civiltà. Per Albert Camus, infatti, quella di uomo è una professione, ritagliata su misura per ogni individuo, che consiste nell’opporsi al male del mondo per diminuirne la sofferenza. E lo scrittore non può sottrarsi a questo compito, né a questo onore: “Preferisco uomini impegnati a letterature impegnate” scrive Camus nei suoi Taccuini. “Il coraggio nella vita e il talento nelle opere non sono poi così male.” È sottile il distinguo fra cultura e civiltà, ma è sulla seconda, unita al sentimento fraterno, che gli uomini devono poter contare per vincere l’eterna lotta contro il loro destino.



PAOLO BENANTI DIGITAL AGE

 Il Digital Age è una nuova epoca nella storia dell’uomo: a causa del potere della tecnologia sta davvero cambiando tutto ed è bene comprendere quanto ci sta trasformando.

Questo testo descrive:

1. il cambiamento avvenuto e ancora in corso;

2. le caratteristiche della cultura contemporanea;

3. le nuove coordinate esistenziali – e le sfide aperte – che la nuova epoca ci suggerisce, in primo luogo a proposito delle nostre relazioni fondamentali. 

Nella prima parte l’autore delinea la teoria del cambio d’epoca: in che mondo viviamo? Quali i suoi strumenti? Quali i suoi linguaggi? Quale la nuova cultura che preme sulle nostre tradizioni e abitudini e ci costringe a cambiarle profondamente? Chi è l’uomo nuovo del Digital Age?

Nella seconda parte si affrontano alcune questioni decisive: i nuovi valori, il rapporto tra la tecnologia e la qualità della vita, le caratteristiche della cultura pop di oggi, i giovani e la famiglia ecc.

Al termine di ogni capitolo della seconda parte, l’autore sintetizza e raccoglie le sfide che maggiormente emergono nell’ambito del vivere concreto che il capitolo stesso analizza.



STEFANO SEVERI LE TERRE DEL SILENZIO

 E' possibile comprendere i ragazzi di oggi? Rompere la solitudine degli adolescenti attraverso l'incontro con un libro? O il loro silenzio è un muro impenetrabile? Un giovane insegnante di Lettere si mette in gioco e organizza un gruppo di lettura per ragazzi in biblioteca. Riflessioni, strategie e interventi per affrontare i problemi dei giovanissimi e inaugurare un dialogo fra le generazioni. Un diario di bordo nato da una tesi di Master universitario sul disagio giovanile del XXI secolo.




MASSIMO CACCIARI IL LAVORO DELLO SPIRITO

 Tra il 1917 e il 1919 Max Weber tenne due confe­renze dal titolo Die geistige Arbeit als Beruf, che po­tremmo tradurre «Il lavoro dello spirito come professione». Formulazione quanto mai pregnante, perché rappresentava l’idea regolativa, il progetto e la speranza che avevano animato il mondo della grande cultura borghese tra Kant e Goethe, tra Ro­manticismo e Schiller, tra Fichte e Hegel, e avreb­bero costituito il filo conduttore dello stesso pensie­ro rivoluzionario successivo, da Feuerbach a Marx. Il «lavoro dello spirito» è il lavoro creativo, auto­nomo, il lavoro umano considerato in tutta la sua attuosa potenza, e volgersi alla sua affermazione si­gnifica liberazione di ogni attività dalla condizio­ne di lavoro comandato, dipendente, e cioè alie­nato. Ma il suo dissolversi nella forma capitalisti­ca di produzione, nell’universale macchinismo, che fagocita quella Scienza che pure è l’autentico mo­tore dello sviluppo, finisce col delegittimare la stes­sa autorità politica, che nella «promessa di libera­zione» trova il proprio fondamento. La «gabbia di acciaio» è destinata dunque a imprigionare anche quel «lavoro dello spirito» che è la prassi politica? Lo spirito del capitalismo finirà col destrutturare completamente lo spazio del Politico, riducendolo alla forma del contratto? O tra Scienza e Politica sono ancora pensabili e possibili relazioni che ci affranchino dal nostro «debito» nei confronti del procedere senza mete né fini del sistema tecnico­ economico? Sono le attuali domande che, un seco­lo fa, nessuno ha posto con la drammatica chiarez­za di Max Weber – e con le quali, oggi, Massimo Cacciari si confronta.



PAOLO ROVERSI ALLA VECCHIA MANIERA

 Sono gli ultimi giorni dell’Expo, e Milano galleggia in un inedito silenzio quando in pieno centro viene ritrovato il cadavere di un avvoca...